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Piano di Salute Mentale: molte luci e qualche ombra

  • Immagine del redattore: PGUxSP
    PGUxSP
  • 8 ago
  • Tempo di lettura: 4 min

Perugia - Il 30 giugno scorso la Giunta regionale dell’Umbria ha preadottato il testo del Piano di Azioni Regionale per la Salute Mentale, rendendolo così disponibile ala analisi e valutazione. E’ un atto ufficiale di programmazione sanitaria che precede il Piano Socio Sanitario Regionale. La scelta di scorporarlo dal PSSR, almeno in questa fase, se risponde alla rilevanza che le tematiche di salute mentale hanno per la salute della nostra comunità, come più volte ribadito da rappresentanti politici, delle istituzioni e delle associazioni, può certamente essere condivisa.  


Conforta inoltre, come recita la delibera di Giunta, che sia prevista, dopo la consultazione degli operatori dei servizi di salute mentale avvenuta nel dicembre dello scorso anno ed il percorso informativo sull’avanzamento dei lavori relativi al Piano di Azioni Regionale per la Salute Mentale, rivolto ai diversi soggetti istituzionali e sociali nelle settimane scorse, una nuova tornata partecipativa, questa volta  su di un testo accessibile e consolidato.


Sarà impegno della nostra Associazione, che più volte nei due anni precedenti si è espressa con documenti e posizioni pubbliche sul tema della salute mentale, dare il proprio contributo in questa fase conclusiva e decisiva rispetto alla attuazione di quanto progettato. 

Infatti il tema di oggi, e dei prossimi mesi, di centrale interesse per operatori e cittadini, è come si possa passare da una situazione di sofferenza da parte dei servizi salute mentale, per il venir meno incrementale, negli anni precedenti, di risorse ed attenzione, ad una situazione di progressivo miglioramento nelle dotazioni professionali e nella organizzazione.


Il Piano di Azioni Nazionale Salute Mentale 2025-2030 che la Delibera di Giunta recepisce, indica infatti per la salute mentale di comunità, una direzione che è in sostanziale accordo con quanto realizzato in Umbria, a partire fin dagli anni ‘70. Si sa quasi tutto su ciò che si potrebbe e dovrebbe fare (grazie alla storia ed evoluzione dei servizi di salute mentale in Italia ed in Umbria nelle loro eccellenze), ma vanno garantite le condizioni per farlo. 


Sulle scelte operative più urgenti che il Piano individua e sulle azioni successive, la qualità e la quantità dei contenuti da promuovere dipenderanno anche dalla possibilità di allocare su queste azioni risorse nazionali e regionali, in particolare in quelle che risulteranno aree critiche da implementare.


Una priorità che il Piano giustamente individua è quella del Dipartimento integrato della Salute Mentale e delle Dipendenze (che comprende oltre i servizi del Dipartimento Salute Mentale e del Dipartimento per le Dipendenze già esistenti, anche i servizi di Neuropsichiatria Infantile ed i servizi per i Disturbi della Nutrizione e Alimentazione). Questa è una assoluta priorità confermatasia dalla esigenza già espressa negli anni scorsi in più occasioni, nel contesto regionale, che dalle esperienze di altre regioni. Tale riorganizzazione della rete dei servizi  è un primo passo, che deve poi svolgersi con contenuti e metodi appropriati per conseguire una reale integrazione, che renda più chiari, adeguati ed efficienti i percorsi di cura per i cittadini, con l’attenzione particolare chedeve essere riservata ai bisogni di salute mentale dell’età evolutiva, costruendo, a partire dalla prima infanzia, percorsi continuativi e integrati.


Così pure importante è l’avere messo in evidenza la co-programmazione e la coprogettazione dei servizi e delle risposte con il coinvolgimento di soggetti del terzo settore e più in generale del sociale, la condivisione con le comunità locali, la partecipazione degli utenti alla progettazione e alla valutazione dei servizi, in quanto tutte queste sono altrettante leve e moltiplicatori di buone prassi di salute mentale.  


Notevole è la centralità che viene attribuita al contrasto agli interventi coercitivi, con programmi specifici di controllo e superamento degli interventi coercitivi medesimi e di limitazione delle libertà personali (pratiche di contenzione meccanica ed utilizzo delle misure di ricovero ospedaliero obbligatorio), mentre si impone la ripresa di lavoro sullo stigma che colpisce i malati mentali.


Va citata pure come elemento di prospettiva l’integrazione della rete di salute mentale con le case di comunità, e con tutte le risposte previste dal DM 77, e l’utilizzo sistematico dei dati disponibili dal Sistema Informativo Nazionale Salute Mentale e dalle altre banche dati sanitarie per rappresentare utenza, bisogni e operatività dei servizi regionali e gli esiti dei loro interventi.

 

A fronte di tutto ciò diventa decisiva la possibilità di intervento sulla carenza di personale nei servizi di salute mentale, anche alla luce della scelta della amministrazione regionale, di recente formalizzata, relativa al piano di assunzioni di personale sanitario, tenendo come riferimento gli Standard di personale Agenas per i servizi di salute mentale, approvati dalla Conferenza Stato-Regioni nel dicembre 2022. Questa è la condizione perché presa in carico adeguata, interventi precoci, accesso a risposte complesse, piena funzionalità delle risposte territoriali, possano tornare ad essere esigibili.


E decisiva è la formazione e la rimotivazione del personale, degli operatori di tutti i profili professionali, con il coinvolgimento anche degli operatori del Terzo Settore, verso prassi di salute mentale di comunità per generare e rigenerare potenziali e potenti risorse qualitative. e per invertire la tendenza finora in uso nella formazione universitaria dei diversi profili (segnatamente dei medici), non sempre adeguatamente centrata sulle pratiche operative della salute mentale di comunità, sugli interventi psicoterapici e sull’orientamento multidisciplinare delle équipes territoriali ed ospedaliere.


In questo contesto risulta necessario preservare l’assetto attuale dei Centri di Salute Mentale e della rete che ad essi fa riferimento, essendo essi un punto di forza che, pur nel quadro sociale mutato, garantisce radicamento di antica data, lettura dei bisogni della popolazione afferente, punto di partenza solido per qualunque innovazione e un patrimonio da non alterare. 


Per questo risulta incomprensibile e appare irrazionale e contraddittoria, la misura che colpisce i tre Centri di Salute Mentale di Perugia. Tali servizi  portatori di consolidate pratiche terapeutiche e riabilitative, di interventi di prossimità, nel contesto della città più popolosa della Regione, sono gli unici, nell’ambito regionale ad essere coinvolti in spostamenti e rimaneggiamenti, operazioni disfunzionali dal punto di vista degli spazi necessari, della accessibilità degli utenti, costituendo unmessaggio invalidante per gli operatori. Chiediamo pertanto che questo aspetto venga rimosso dal terreno di confronto che seguirà la preadozione del Piano di Azioni Regionale per la Salute Mentale, consapevoli che saranno poi gli utenti e i cittadini a dire l’ultima parola, sulla organizzazione dei servizi e la validità delle risposte, come per tutta la rete sanitaria regionale.


articolo uscito sul Corriere dell'Umbria mercoledì 5 agosto 2026

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