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DOCUMENTO DEL "TAVOLO SANITA'" - COALIZIONE REGIONALE

  • Immagine del redattore: PGUxSP
    PGUxSP
  • 8 dic 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

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SERVIZI TERRITORIALI


Le forze della coalizione che ha sostenuto l’elezione della Presidente Proietti, sono state fin dai mesi della campagna elettorale, ben consapevoli che la sanità pubblica, intesa nella sua accezione più ampia, come sistema, che dovrebbe essere in grado di dare risposte alle istanze di salute, espresse e non, dei cittadini italiani, sta attraversando un periodo di crisi così profonda, da determinare, di fatto, il lento e progressivo scivolamento da un Servizio Sanitario Nazionale, fondato sui principi di universalità, uguaglianza ed equità e di tutela di un diritto sancito dalla Costituzione, verso 21 diversi Sistemi Sanitari regionali governati dalle leggi del libero mercato. Altrettanta consapevolezza vi è stata, fin dall’inizio, rispetto al fatto che numerosi erano i fattori alla base di tale crisi, la maggior parte dei quali trovavano origine per lo meno nell’ultimo decennio:


  • il profondo cambiamento del contesto epidemiologico, con l’aumento esponenziale della prevalenza delle malattie croniche, legate all’allungamento progressivo della vita media e la conseguente richiesta di continuità assistenziale, di integrazione tra i diversi livelli di cura e di un approccio multidisciplinare;

  • il non adeguato finanziamento pubblico, neppure sufficiente a coprire l’incremento dovuto all’inflazione e tale da collocare il Paese accanto a quelli europei più poveri, per quanto attiene alla spesa sanitaria (intorno al 6,2 e quindi ben inferiore alla media OCSE, pari a circa al 9% del PIL);

  • il progressivo depauperamento di risorse umane, sia medici che infermieri, causato dall’ errata programmazione del fabbisogno, ma anche e soprattutto dal blocco delle assunzioni, associato al progressivo abbandono del SSN da parte di moltissimi addetti, con il risultato di avere circa 35.000 medici e 50.000 infermieri in meno.


Anche il Sistema Sanitario umbro è dentro questa crisi e su questa si è determinata la bocciatura del centro destra. Per questo che Il gruppo di lavoro, costituito da rappresentanti delle forze della coalizione che ha sostenuto l'elezione della Presidente Proietti, ritiene fondamentale, in questa fase di stesura del nuovo Piano Sanitario Regionale, richiamare con forza l'attenzione dei programmatori sulla necessità di gettare le basi di una Nuova Sanità Pubblica Regionale, avviando la costruzione di un nuovo modo di farsi carico dei problemi della salute dei cittadini, attraverso un'organizzazione della sanità pubblica più moderna, integrata ed efficiente, meno burocratica e maggiormente tecnologica.


In altre parole, il sistema di “offerta” non dovrà più essere centrato sull'assistenza erogata "in attesa" prevalentemente in strutture ospedaliere, come risposta ad eventi "acuti", ma dovrà essere in grado di gestire “di iniziativa” bisogni assistenziali anche complessi, con una presa in carico “di prossimità”, cioè erogata il più possibile vicino al luogo di vita del cittadino, assieme alla comunità di riferimento.


Riteniamo quindi fondamentale nei prossimi 4 anni puntare al rafforzamento concreto della cosiddetta “assistenza primaria”, intesa come presa in carico globale, unitaria, personalizzata e multidisciplinare dei cittadini di un certo territorio, attraverso il potenziamento dei servizi socio-sanitari diffusi proprio in quel territorio e lo stretto collegamento con il contesto sociale ed economico della comunità stessa.


Questo sostanziale cambio di paradigma necessita di alcune azioni ritenute imprescindibili, a partire dal mantenimento dell'attuale ripartizione delle Aziende USL in 6 Distretti ciascuna, in quanto tale articolazione ha dimostrato nel tempo di consentire un adeguato rapporto tra i Servizi e il territorio di competenza, permettendo una integrazione stretta con i relativi Comuni e con le Zone Sociali nella gestione dei problemi di salute dei singoli. Limitate modifiche nella perimetrazione geografica dei Distretti potrà essere valutata al fine di adeguare gli stessi e le relative Zone Sociali a nuovi strumenti di programmazione quali ad esempio le Aree Interne.


Ci si rimette invece alla verifica della Giunta per quanto riguarda una eventuale nuova articolazione da dare al SSR, rispetto cioè al numero di Aziende USL e Aziende Ospedaliere.


Riteniamo quindi fondamentale:


a) dotare il sistema di un'attenta analisi epidemiologica del contesto, imprescindibile per la presa in carico della cronicità, fondata su un unico robusto sistema informativo regionale e disponibile costantemente per i gestori;


b) stipulare un accordo innovativo con i MMG ed i Pediatri, che superi la logica dei tradizionali obiettivi quantitativi, per arrivare alla valorizzazione di tale figura, che lo stesso D.M. 77 pone al centro di un rinnovato sistema territoriale. Il MMG ed il Pediatra deve essere messo nella condizione di passare dall’essere un semplice erogatore di prestazioni diagnostico-terapeutiche su richiesta, al diventare attore di una sanità proattiva e integrata, in grado di prendersi carico non solo della cronicità più semplice, ma anche di quella più complessa che si associa alla “fragilità” o ad una condizione di disagio sociale. Per avviare sostanzialmente questo cambiamento è necessario un forte investimento su questa figura professionale anche con incentivi per coprire le zone più periferiche, una vera sburocratizzazione della loro attività e la messa a disposizione di un solido sistema informativo comune, con la diretta partecipazione, per quota oraria, alle attività all'interno delle Case di Comunità come previsto dal Dlgs. 77 e dall'ACNL;


c) aprire subito una riflessione su quale modello organizzativo/strutturale assumere nella “costruzione” delle Case di Comunità, con tutti i possibili portatori di interesse, dagli operatori alle associazioni dei pazienti, ai Comuni, convinti come siamo, di non dover considerare la CdC come un semplice poliambulatorio o una struttura multiservizi, ma al contrario un luogo riconoscibile nella Città, che favorisca sia l’accesso del cittadino, che può così entrare concretamente in contatto con l’assistenza sanitaria e sociosanitaria di cui ha bisogno sia, contestualmente, il lavoro delle equipes multiprofessionali. Garantire l’integrazione socio-sanitaria è compito attribuito al Distretto, ed è proprio nelle Case di Comunità che è previsto che sia collocato il PUA (il Punto Unico di Accesso), dove la domanda di assistenza da parte dei cittadini deve trovare indirizzi e risposte integrate a bisogni complessi, sia sanitari che sociali, come del resto nelle UVM distrettuali. Il tema dell’integrazione socio-sanitaria è ancora più attuale a partire dalle importanti riforme nazionali sulla disabilità (L. 227/2021 e conseguente D.lgs. 62/2024), che già impongono una nuova organizzazione nell’assetto regionale dei servizi;


d) valorizzare il ruolo di coordinamento e integrazione del Distretto rispetto alle risposte ai problemi di salute dei cittadini più fragili, in stretta integrazione con l’area sociale e quindi con i Comuni di riferimento. Ciò è tanto più necessario, se si sperimentano forme innovative di intervento, come quello previsto dalla DGR 452 del 28.05.2025 con la quale si dà il via al percorso che dovrebbe vedere l’intervento del terzo settore nella gestione di una delle attività territoriali per eccellenza: le cure domiciliari. Senza avere resistenze ideologiche rispetto all’ingresso del privato nello svolgimento di tale attività, da sempre caratterizzante l’assistenza territoriale e da sempre erogata a volumi elevati, si sottolinea come si ravvisino rischi elevati di inappropriatezza delle prestazioni richieste ed erogate da un lato e di vera e propria frantumazione degli interventi più complessi dall’altro, se non si prevede di affidare al Distretto, attraverso il coinvolgimento delle UVM, il coordinamento in fase di avvio nonché il controllo e la validazione finale. Su questo aspetto occorre che l'assistenza territoriale e le cure domiciliari siano governate e controllate dal Pubblico, contenendo il trasferimento di risorse verso il privato ed evitando aumenti rispetto ai volumi precedenti;


e) riaffidare al Distretto la "gestione delle Liste d'Attesa: nelle more di una completa presa in carico della cronicità, anche attraverso la costruzione di specifici percorsi diagnostico-terapeutico assistenziali è stato individuato come obiettivo strategico, fin dall’inizio dell’attività di questa Giunta, il contenimento delle liste d’attesa, obiettivo esplicitato nel “Piano operativo straordinario di recupero delle liste d’attesa della Regione - anno 2025”. In esso vengono individuati 3 pilastri: governo della domanda, governo dell'offerta e monitoraggio e controllo dell'offerta. E’ chiaro che l’offerta è influenzata dalla capacità di investimento del sistema sanitario e quindi non espandibile oltre un certo livello, mentre la domanda è influenzata dal livello di appropriatezza clinica e prescrittiva dei professionisti e va quindi perseguito sensibilizzando e responsabilizzando gli stessi professionisti. Si individua quindi un importante ruolo per il Distretto per quanto attiene sia all’efficientamento del sistema (perché sono ancora in vigore i tempi dilatati della specialistica ambulatoriale legati al Covid?) che alla sensibilizzazione dei professionisti.


Come è stato detto sopra l’investimento nell’attività territoriale consentirà di gestire in modo più appropriato il grande problema della cronicità, evitando soprattutto di scaricarlo in modo inappropriato sulla rete ospedaliera. È chiaro però che anche rispetto a questa area è necessario prevedere azioni che puntino da un lato all’efficientamento del sistema, dall’altro all’innovazione tecnologica. Va sicuramente nella direzione del primo lo sviluppo delle reti cliniche, possibilmente integrate tra ospedale territorio, ma deve essere sicuramente completato lo sviluppo di un sistema informativo efficiente e ancora una volta integrato. A nostro parere infine deve essere messa in campo anche una riflessione sull’attribuzione di un ruolo hub and spoke alle strutture di secondo e primo livello.


Per quanto riguarda l’area della prevenzione e della promozione della salute deve essere innanzitutto ricordato come l’Umbria si sia in passato distinta per gli ottimi risultati ottenuti nel campo della prevenzione delle malattie infettive attraverso l’attività vaccinale o in quella connessa con la organizzazione degli screening oncologici, oltre a quelli collegati con l’attività di vigilanza dei Servizi Medici e Veterinari in contesti come quelli delle imprese o degli allevamenti. Se l’intero Sistema Sanitario Regionale deve affrontare la sfida di una nuova stagione, questo vale ancora di più per tutti i Servizi e le attività che fanno capo alla Prevenzione, obbligate a coniugare attività tradizionali con aree di intervento non consolidate, come quelle finalizzate allo sviluppo del binomio ambiente e salute o quelle relative alla preparazione ad emergenze epidemiche e non. Anche per questo deve essere fatta:

● un’adeguata valutazione del fabbisogno di personale dei vari Servizi, a livello regionale e aziendale, ma anche

● una nuova declaratoria della mission degli stessi, accanto alla

● valorizzazione di strutture essenziali per la ricerca e lo sviluppo, come l’Istituto Zooprofilattico Umbria Marche.

Un’ultima considerazione riteniamo doverosa farla a proposito dell’investimento sul personale. Riteniamo che nessuna “riforma” sia realizzabile senza il coinvolgimento diretto di tutti coloro che dovranno operare nel processo.


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