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SERVIZI TERRITORIALI

  • Immagine del redattore: PGUxSP
    PGUxSP
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 6 mag


17 aprile 2026 - Intervento della Dott.ssa Daniela RANOCCHIA


Cosa ci aspettiamo sia scritto nel nuovo PSSR sui servizi territoriali ?


A) ci aspettiamo che il sistema sanitario territoriale definito dal nuovo PSSR sia conforme agli standard del Decreto ministeriale 77. A titolo esemplificativo cito 2 cose:


  1. il decreto prevede una Casa della Comunità hub ogni 40.000-50.000 abitanti, mentre nel Distretto del Perugino (comuni di Perugia, Corciano e Deruta=180.000 abitanti) c’è il rischio che ci saranno, se saremo fortunati, 2 case della comunità hub invece di 3, che saranno tutte e due nel versante Est del territorio (Ponte san Giovanni e Monteluce). Niente è previsto invece per il versante Ovest (Madonna Alta, San Sisto, Ferro di Cavallo, Castel del Piano, Ellera-Corciano) ? Noi su questo avremmo qualche proposta

  2. il decreto ministeriale 77 prevede almeno una sede consultoriale ogni 20.000 abitanti, con attività consultoriale all’interno delle Case della Comunità, privilegiando soluzioni logistiche che tutelino la riservatezza. E’ chiaro quindi per rispettare lo standard alcune sedi consultoriali dovrebbero essere riattivate, magari negli attuali più capillari centri di salute (Case di comunità spoke) . Cosa è previsto nel nuovo PSSR per rilanciare e rafforzare strutturalmente e sul piano delle risorse umane i consultori ?


B) che il nuovo PSSR dica in modo chiaro e operativo:

  1. quali sono e cosa fanno le Case di Comunità spoke, che si presume coincideranno con gli attuali Centri di Salute (?)

  2. come si raccordano stutturalmente o funzionalmente le Case di Comunità hub e spoke fra loro e con le Aggregazioni Funzionali Territoriali dei MMG e PLS (?)

  3. come debbono essere rivisti in modo innovativo gli accordi con i MMG e PLS alla luce dei cambiamenti previsti dal DM 77 (E su questo ci si può confrontare coi nuovi accordi siglati in alcune regioni confinanti).


C) Nelle case della comunità hub sono previsti presenza medica h 24 - 7 giorni su 7, anche attraverso l’integrazione della Continuità Assistenziale, e presenza infermieristica h12 - 7 giorni su 7, ma soprattutto ci sono anche:

  1. Servizi diagnostici finalizzati al monitoraggio della cronicità con strumentazione diagnostica di base (ecografo, elettrocardiografo, retinografo, oct, spirometro, ecc.) anche attraverso strumenti di telemedicina (es. telerefertazione, ecc.);

  2. Servizi ambulatoriali specialistici per le patologie ad elevata prevalenza (cardiologia, pneumologia, diabetologia, ecc.)

  3. Servizi di prevenzione collettiva e promozione della salute pubblica, inclusa l’attività dell’Infermiere di Famiglia o Comunità (IFoC), ambulatori infermieristici per la gestione integrata della cronicità e per la risposta ai bisogni occasionali.

Ci aspettiamo che il nuovo PSSR preveda e declini puntualmente anche su piano organizzativo ed operativo oltre che delle risorse economiche queste dotazioni di personale e strumentali “di prossimità” .


D) Ci siamo detti spesso che la casa della comunità non è fatta solo o principalmente di mura, ma è soprattutto un modello organizzativo di funzionamento dei ST, che rappresenta lo snodo principale di un “nuovo modello assistenziale di prevenzione e di gestione delle malattie croniche orientato alla promozione della salute, che non aspetta l’assistito in ospedale o in altra struttura sanitaria, ma lo prende in carico in modo proattivo già nelle fasi precoci dell’insorgenza o dell’evoluzione della condizione morbosa” (cit DM 77). Questo modello è la Sanità di Iniziativa.

Come ci siamo detti spesso in altre occasioni, si stima che in Umbria ci siano circa 200mila persona affette da almeno due malattie cronico-degenerative (diabete, ipertensione, cardiopatie croniche, malattie broncopolmonari croniche, malattie renali, tumori) che potrebbero avvalersi in modo significativo dei questo nuovo modello di presa in carico della cronicità, con un doppio vantaggio:

  1. per le persone malate e le loro famiglie, che possono accedere a servizi sanitari di prossimità e/o ricevere - gratuitamente e continuando a vivere la loro vita familiare e nella comunità - le cure mediche e l’assistenza sanitaria e sociale di cui hanno bisogno, superando anche in buona parte le malaugurate liste d’attesa

  2. per l’ospedale, che, se il territorio fosse “ ben attrezzato” per prendere in carico casi clinici o socio-familiari complessi, vedrebbe ridursi i ricoveri impropri e i pazienti "parcheggiati" in PS o nei corridoi; e diminuire le giornate di degenza inappropriata, visto che metà dei ricoveri riguarda pazienti ultrasettantenni e, di questi, più della metà restano in reparto circa una settimana in più del necessario, perché non hanno una rete familiare che possa assisterli e/o non possono avvalersi di una RSA.


Ma è un modello che per essere operativo ha bisogno di tutti gli strumenti di gestione del Paziente a disposizione: Modelli di Stratificazione della popolazione, Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali, Piano di Assistenza Individuale, Piano Riabilitativo Individuale) siano declinati con stramenti operativi di supporto e soprattutto con la previsione di risorse umane adeguate. E’ un lavoro, questo della mappatura della popolazione e della messa a disposizione di dati e sistemi operativi per la gestione integrata fra servizi ed ambiti organizzativi (territorio/ ospedale, sanitario/sociale) che può e deve essere fatto contestualmente alla realizzazione di case di comunità e di strumenti di pianificazione. E che spero e voglio credere che si stia già facendo.


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