Verso il nuovo Piano socio-sanitario regionale
- PGUxSP

- 21 apr
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Aggiornamento: 6 mag
17 aprile 2026 - Intervento della Dott.ssa Elisabetta ROSSI
Voglio innanzitutto sottolineare la continuità nell'attenzione e nella elaborazione di documenti e raccomandazioni sul tema della salute mentale, da parte delle Associazioni “Perugia per la Sanità Pubblica” e “Umbria per la Sanità Pubblica”. In particolare, è dal più recente contributo prodo,o di seguito alle giornate del 15 e 16 dicembre promosse dall’amministrazione regionale, che traggo queste note. Quali punti sintetici da delineare, in questo tempo di attesa di un Piano Regionale per la Salute Mentale:
1) Il punto di vista degli utenti come fattore guida sullo stato dei servizi e delle risposte. Ovvero il tema della partecipazione come metodo, ma in questa fase, e dopo un lungo silenzio, anche come obiettivo, ovvero è un ambito che va costruito e ricostruito (c’è una lunga storia dei servizi che ne rappresenta l’importanza). A questo proposito, voglio dare un’informazione: in Umbria, un certo tipo di servizi di salute mentale ( conosciuti in letteratura come servizi di psichiatria di comunità) non nasce da domani, ma esiste dal ’71 (questo vale, del resto, anche per altri importantissimi ed innovativi servizi territoriali). Quindi risulta centrale usare e strutturare Conferenze dei servizi a cadenza semestrale, e Comitati di partecipazione dipartimentali/distrettuali, non come complemento, ma come strumenti di lavoro e valutazione. E’ infatti indispensabile che il recepimento del Piano di Azione Nazionale Salute Mentale 2025-2030 si basi sulla valutazione, nel contesto regionale, della autentica situazione strutturale (luoghi e personale) ed operativa (modelli di intervento) dei Servizi di Salute Mentale. Oltre i dati disponibili, le voci degli utenti, degli altri soggetti istituzionali e presenti nel sociale, e più in generale dei cittadini, potranno orientare più efficacemente il governo regionale sul tema delle risorse da acquisire e della loro finalizzazione per superare i deficit attuali.
2) L’individuazione delle principali leve per un recupero, per un deciso riorientamento verso una rete di salute mentale accogliente, inclusiva, di promozione, di prevenzione, di stimolo per un miglioramento della democrazia vissuta dai cittadini, ovvero:
la estrema rilevanza, dal punto di vista di segnale inequivoco di orientamento, del tema dei diritti e della violenza istituzionale e dunque il monitoraggio dell’utilizzo dei Trattamenti Sanitari Obbligatori e della malpratiche della Contenzione meccanica, per il cui rapido superamento va attivata una commissione ad hoc nominata dalla Regione, e delle azioni e degli intervento per la salute mentale nelle carceri;
l’investimento sulla formazione di tuP i profili degli operatori con il coinvolgimento anche degli operatori del Terzo Settore: per impedire il degrado professionale dei servizi, per ottimizzare l’uso delle poche risorse disponibili, per integrarsi con gli stakeholders della comunità, per invertire la tendenza finora in uso nella formazione universitaria dei diversi profili (segnatamente dei medici), non sempre adeguatamente centrata sulle pra1che opera1ve della salute mentale di comunità e sull’orientamento mul1disciplinare delle équipes territoriali ed ospedaliere;
la ricerca, su cui chiedere una reale partnership con i centri universitari, svolta a par1re dai questi che pongono i setting di risposta territoriali e che ricada sulle prassi dei servizi, supportando la efficacia delle risposte (ad esempio la residenzialità) nel ciclo virtuoso ricerca/pratica;
il Dipartimento integrato da rendere operativo definendone con chiarezza le logiche opera1ve nella direzione della salute mentale di comunità. E’ questa una bella, inevitabile sfida contro la disomogeneità opera1va, la regressione delle risposte verso il modello “ambulatorio psichiatrico”, le barriere all’accesso ai servizi, anche attraverso orari di apertura inidonei. Per curare il sintomo della ingenua scoperta delle doppie diagnosi in tutti i settori, e non solo nelle dipendenze, dovranno essere costruiti Percorsi Diagnostico-terapeutici quali reali driver di integrazione tra servizi e soggetti, per realizzare i quali occorrerà un forte sforzo formativo ed organizzativo e per la cui realizzazione non basterà allungarne le sigle.
la centralità della salute mentale in età evolutiva, che però senza risorse e senza il chiaro orientamento verso il modello operativo di “salute mentale di comunità” rischia di rimanere un semplice scioglilingua;
l’integrazione della rete di salute mentale con e nelle case di comunità, e in tutte le risposte previste dal DM77;
ultimo, ma in realtà primo: l’u1lizzo sistema1co dei da1 disponibili dal Sistema Informativo Nazionale Salute Mentale e dalle altre banche da1 sanitarie per rappresentare utenza, bisogni e operatività dei servizi regionali e gli esiti dei loro interventi.
3) I bilanciamenti necessari, ovvero gli assi delle acquisizioni strutturali indispensabili e le funzionalità da garantire su quegli stessi assi:
carenza di personale, verso il buon uso delle risorse presenti;
adeguamento del numero di posti letto ospedalieri, verso la piena funzionalità delle risposte territoriali; - Apertura della REMS umbra, verso la rete articolata da dedicare ai sofferenti psichici autori di reato, tenendo conto delle esperienze nazionali già da anni realizzate. Sono all’orizzonte anche altre importanti scadenze all’attenzione delle politiche di salute mentale:
la legge delega sulla organizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera che persiste sulla linea “ospedalocentrica”, prefigurando tra le altre cose, l’istituzione di Ospedali di Terzo livello sotto il controllo diretto del Ministero anziché delle Regioni, e costituendo una delega anche su salute mentale e dipendenze, nonostante la recente adozione dei nuovi Piani Nazionali Salute Mentale e Dipendenze, migliora1 grazie al contributo delle Regioni e dei professionisti. Questo orientamento rende aleatorio il rafforzamento della sanità territoriale previsto nel DM77, sanità territoriale di cui i servizi di salute mentale italiani costituiscono una realizzazione consolidata (anche se in pericolo).
la legge 62 sulla disabilità e il Piano nazionale della non autosufficienza che chiamano in causa i servizi di Salute Mentale.
Ed infine chiediamoci quale è la contraddizione maggiore in cui ci imbattiamo? Si sa quasi tutto su ciò che si potrebbe e dovrebbe fare (grazie alla storia ed evoluzione dei servizi di salute mentale in Italia ed in Umbria nelle loro eccellenze), ma non si sa ancora come garantire le condizioni per farlo. Ci vorrà un metodo prestabilire priorità, proge,are e valutare il progressivo raggiungimento degli obiettivi. Vanno, insomma, formulate ed ado,ate, quanto più celermente possibile, misure per sbloccare la situazione attuale.
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