SCUOLA E SALUTE
- PGUxSP

- 2 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min
a cura del Gruppo di lavoro regionale Ambiente-Lavoro-Scuola e Salute
Come hanno dimostrato tanti studi scientifici, la prevenzione e la promozione della salute favoriscono il mantenimento del benessere e della qualità della vita e, di conseguenza, riducono l'incidenza delle malattie, la mortalità e i costi per il Servizio sanitario nazionale (SSN) e per la società.
La prevenzione, quindi, non è un costo, ma un investimento: produce più salute e libera risorse da utilizzare per migliorare gli stessi servizi. Ed è solo il servizio sanitario pubblico che può assicurare la prevenzione. Proprio dalla scuola deve partire l’educazione alla prevenzione della salute, promuovendo stili di vita sani (attività fisica e alimentazione), cura dell’ambiente, servizi sociosanitari di prossimità per le persone.
Compito delle istituzioni è quello di garantire l’accesso all’istruzione e alla formazione per tutti (bambine e bambini, ragazze e ragazzi e adulti), in strutture adeguate. La scuola, luogo di uguaglianza, inclusione sociale e culturale da sostenere anche attraverso i Fondi europei, rappresenta la forza di una comunità che non accetta di essere lasciata indietro; è la garanzia di pari opportunità per ogni bambina e bambino, ed è l’investimento più importante che possiamo fare per il futuro del nostro territorio. Dobbiamo difendere la scuola pubblica, il lavoro degli insegnanti e degli operatori e il diritto di ogni studente a crescere in una realtà che non rinuncia alla qualità e all’inclusione.
In Umbria la popolazione scolastica, per l’anno scolastico corrente (2024-2025), rappresenta l’1.5% di quella nazionale. Caratterizzata da un territorio regionale collinare e montuoso, in Umbria ci sono più di 700 sedi scolastiche, distribuite nei 92 comuni: spesso si tratta di piccoli plessi molto distanti tra loro.
La scuola è l’investimento più importante che possiamo fare per il futuro dell’Umbria è la forza di una comunità che non accetta di essere lasciata indietro, è la garanzia di pari opportunità per ogni bambina e bambino.
La collaborazione tra amministrazioni e istituzioni scolastiche deve salvaguardare i plessi delle aree interne, a rischio spopolamento, per assicurare a tutto il territorio l’accesso ai servizi scolastici fin dalla prima infanzia.
L’obiettivo deve essere quello di
incrementare il numero dei servizi educativi, soprattutto nelle aree dove sono carenti, favorendo anche modalità che, per piccoli gruppi di bambine e bambini, possono essere organizzate ricorrendo a sperimentazioni del sistema integrato 0-6;
i servizi educativi per la prima infanzia rappresentano anche uno strumento di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per le famiglie e favoriscono il lavoro delle donne;
monitorare la revisione della rete territoriale scolastica;
valutare l’introduzione della scuola a tempo pieno come un’opportunità in più per conciliare il tempo-lavoro con le esigenze familiari;
ridurre il tasso di dispersione scolastica (che in Umbria è 5,6 %) garantendo l’effettivo diritto allo studio, integrando il fondo per il diritto allo studio che lo Stato eroga annualmente alla Regione con fondi propri regionali ed europei;
ridefinire le modalità e i criteri per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e per il conseguimento della qualifica professionale attraverso un nuovo accordo con l’Ufficio scolastico regionale dell’Umbria per garantire il diritto allo studio e alla formazione degli studenti più fragili e a rischio di abbandono scolastico, in ritardo o non in ritardo con il percorso di istruzione, e degli studenti di nuova immigrazione;
ridare la centralità alla formazione di figure professionali per la creazione di competenze in più ambiti;
facilitare il dialogo tra Regione, l’Ateneo di Perugia, l’Università di Perugia, il Conservatorio e l’Accademia di Belle Arti che costituiscono un punto di forza per tutto il territorio regionale.
Nel 2024, la legge n. 86, meglio conosciuta come legge sull’autonomia differenziata, ha definito i principi generali per l'attribuzione alle Regioni ordinarie di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia legislativa su materie comuni come l’istruzione, università, ricerca, lavoro, previdenza e rapporti con l’Unione Europea. Addirittura si potrebbe arrivare a regioni che assumono direttamente insegnanti, con una potestà legislativa che includerebbe anche i criteri di valutazione ai programmi scolastici. Un aspetto determinante, in questo senso, sarà rappresentato dai LEP (Livelli essenziali di prestazioni) che dovranno essere garantiti in modo uniforme a tutti i cittadini, al di là della Regione di residenza.
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