top of page

Integrazione socio-sanitaria

  • Immagine del redattore: PGUxSP
    PGUxSP
  • 6 mag 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 9 mag 2025

Patrizia Cecchetti


L’integrazione socio-sanitaria è la capacità multidisciplinare dei servizi di inserirsi nel progetto globale di aiuto a una persona e al suo nucleo familiare.

Potenzia le risorse economiche e umane attraverso le diverse competenze che hanno i vari attori in campo: servizi sociali, servizi socio-sanitari, servizi sanitari, servizi assistenziali, ETS, Enti locali, privato e così via.

Nello specifico, l’integrazione socio-sanitaria:

• privilegia la continuità assistenziale tra ospedale e territorio;

• valorizza la responsabilità degli attori delle reti istituzionali e non;

• qualifica i rapporti tra soggetti pubblici e privati;

• promuove la solidarietà;

• valorizza gli investimenti di salute nella comunità locale.


È, quindi, la condizione tecnica e funzione strategica per dare risposte a bisogni multi-fattoriali che necessitano di una presa in carico multi-professionale, nonché una prassi imprescindibile nella gestione dei bisogni dei cittadini, le cui problematiche possono avere:

• una prevalenza sanitaria, con anche ricadute sul versante sociale: aree della disabilità, della salute mentale e nelle dipendenze;

• una necessità di riposta prevalentemente sociale, con anche una ricaduta in ambito sanitario: ambito della tutela minorile.


È il DPCM del 14/02/2001 che ha individuato le caratteristiche dell’integrazione socio-sanitaria che vanno a definire la natura delle prestazioni, e le suddivide in:

• Prestazioni sanitarie a rilevanza sociale: finalizzate alla promozione della salute, alla prevenzione, individuazione, rimozione e contenimento di esiti degenerativi o invalidanti di patologie congenite o acquisite;

• Prestazioni sociali a rilevanza sanitaria: attività del sistema sociale che hanno l’obiettivo di supportare la persona in stato di bisogno, con problemi di disabilità o di emarginazione condizionanti lo stato di salute;

• Prestazioni socio-sanitarie a elevata integrazione sanitaria: attengono alle aree: materno infantile, anziani, disabilità, patologie psichiatriche, dipendenze, patologie per infezioni da HIV e patologie in fase terminale.


L’Umbria

In Umbria, a partire dai Piani Sociali e Sanitari dei primi anni 2000, l’integrazione socio-sanitaria è passata da due sistemi paralleli (sanità/sociale), a due macro-settori (sanità e servizi sociali), entrambi afferenti all’assessorato Salute e Politiche sociali, che rappresentavano l’articolazione del welfare che era stata disegnata da quegli atti, pur mantenendo un’autonomia sotto il profilo organizzativo, funzionale, professionale e finanziario.


Con l’attuale Giunta Proietti, gli assessorati sono separati:

• la sanità è una materia di cui la presidente Proietti ha mantenuto la delega per le “Politiche per la salute, promozione e tutela della salute”;

• il sociale è collocato all’interno dell’assessorato “Welfare, politiche giovanili e istruzione” affidato all’assessore Fabio Barcaioli.

La ricomposizione delle due materie, tuttavia, è garantita dall’unica Direzione “Salute e Welfare della Regione Umbria”.


L’assetto regionale e la collocazione o meno del sociale all’interno di uno specifico assessorato/direzione sono frutto di legittime scelte organizzative politiche. Esse, tuttavia, è bene ricordare che vanno a strutturare l’organizzazione istituzionale che determina il ruolo, la funzione e l’accesso ai servizi pubblici e, di conseguenza, l’esigibilità degli stessi con un evidente impatto sui diritti dei cittadini. Tali fattori rappresentano l’essenza stessa del concetto di sanità pubblica.

Proprio per il quadro istituzionale che di viene a creare, è necessario tenere sempre presente, e ribadire, quali sono le modalità con cui si deve garantire il dialogo tra il sociale e il sanitario e, quindi, l’integrazione socio-sanitaria, sia a livello organizzativo e finanziario, sia professionale.

Infatti, questa azione non deve essere legata solo ai buoni intenti o agli sforzi degli operatori, ma deve essere frutto di una messa in campo di una gamma di azioni necessarie per rinforzare e implementare il dialogo e l’operatività tra il sociale e il sanitario, prevista all’interno dei Piani Sanitari e Sociali regionali.

In questo senso, l’Umbria, pur non avendo mai prodotto un effettivo piano socio-sanitario, ha un’esperienza storica di buone prassi di integrazione socio-sanitaria, garantite dai Piani Sanitari e Piani Sociali regionali che prevedevano anche l’attuazione di progetti per la presa in carico socio-sanitaria territoriale.


Purtroppo, negli ultimi anni, questa tensione all’integrazione istituzionale si è affievolita, privilegiando approcci di settore. Sicuramente, le normativa nazionali (ad esempio, il DM 70/2015, Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, il DM 77/2022, Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale, ecc.) sono essenzialmente tarate su bisogni sanitari e la maggior parte delle progettualità previste dal PNRR tengono conto essenzialmente dei bisogni sociali e/o socio-assistenziali. Il modello umbro è stato confermato esclusivamente nel PRINA 2022-2024 dove è stata ribadita l’integrazione socio-sanitaria nella valutazione multidimensionale e, conseguentemente, nella composizione delle UVM.


La situazione che ne è derivata, in Umbria, applicata senza la consapevolezza della propria storia organizzativa, genera una progressiva situazione di svuotamento di quella ricchezza dell’integrazione socio-sanitaria, ormai strutturata. Infatti, dalla recezione umbra di tali Decreti, la presenza del Servizio Sociale in sanità non è adeguatamente valorizzata (e talvolta nemmeno prevista) anche dove, grazie al ruolo istituzionale nelle Aziende Sanitarie umbre, garantiva, e potrebbe continuare a garantire, un ruolo centrale nel collegamento tra i servizi e la comunità, con un assessment capace di valutare le risorse presenti o potenziali delle persone, delle famiglie e del territorio, essenziali in un’ottica di de-istituzionalizzazione e community care, principi e prassi di cui l’integrazione socio-sanitaria è strumento essenziale.

È necessario, pertanto, tornare ad una strutturazione chiara dell’integrazione socio-sanitaria negli atti istituzionali regionali, in particolare all’intero dei nuovi Piani Sanitari e Sociali.


È comunque giusto evidenziare che i PUA, che stanno nascendo nel nostro territorio all’interno delle Case della Comunità, pur nell’esiguità delle risorse a disposizione, con la compresenza degli operatori sanitari e quelli sociali dell’Azienda Sanitaria e dell’Ente locale, rappresentano un’opportunità per la lettura integrata dei bisogni dei cittadini. Affinché questo non sia solo la mera somma di operatori provenienti da discipline/enti diversi, deve poggiare su una solida cultura e una formazione specifica sull’integrazione dei saperi, al servizio di una lettura multidimensionale della complessità dei bisogni e dell’attivazione appropriata delle risorse.


Aree

In questo senso, gli snodi della rete dove l’interdipendenza tra il sociale e il sanitario è imprescindibile sono:

• area delle dimissioni protette e della continuità ospedale-territorio;

• area consultoriale;

• area della disabilità e salute mentale: progetto di vita personalizzato e partecipato e Unità di Valutazione Multidimensionale;

• area della genitorialità e dell’età evolutiva: valutazione competenze genitoriali.


Area delle dimissioni protette e della continuità ospedale-territorio

In quest’area si evidenzia la maggiore criticità in termini di integrazione socio-sanitaria: infatti sia nelle normative che nella realtà operativa si evidenzia un’assenza di previsione del ruolo del sociale, in un ambito in cui la dimensione sociale è spesso il criterio dirimente per il rientro al domicilio.


Area consultoriale

Anche in quest’area si registra una scarsa presenza del sociale, chiamato solo nei casi previsti dalla normativa (IVG minorenni) o, limitatamente ad alcune attività presso l’esiguo numero di consultori giovani.


Area della disabilità e della salute mentale

Rispetto all’area della disabilità e della salute mentale, il tema dell’integrazione socio-sanitaria è ancora più attuale a partire dalle importanti riforme nazionali (L. 227/2021 e conseguente D.lgs. 62/2024).

Con il nuovo Decreto dovrà essere ripensata la funzione e la composizione dell’équipe dell’UVM (e nel caso della salute mentale istituita ex novo), con le integrazioni delle risorse professionali previste dal decreto stesso, ma rispettando il modello umbro che è stato riaffermato nel PRINA 2022-2024 e che prevede, oltre al personale sanitario, anche quello sociale afferente sia alle ASL, sia agli ATS.

Il Progetto di Vita delle persone afferenti a queste aree si realizza con il budget di salute/progetto, nel quale sono ricomprese risorse personali, sanitarie, sociali, scolastiche e lavorative e del Terzo Settore, e che può trovare applicazione solo attraverso un’integrazione delle risorse umane, economiche e di servizi. Ciò permette di uscire da una logica prestazionale e di garantire un sistema flessibile di offerta dei servizi, attraverso un sistema di co-progettazione.

Pur facendo parte della sperimentazione iniziata a gennaio, siamo ancora in attesa di atti regionali, e le relative risorse, che ne permettano la realizzazione.


Area genitorialità ed età evolutiva

In tale area, l’integrazione socio-sanitaria tra i Comuni e le ASL si realizza in:

• interventi di sostegno alla genitorialità;

• attività di valutazione delle competenze genitoriali (in base alla Carta dei Servizi del Minore, di cui alla DGR 817/2020, con specifici orientamenti sulla valutazione richieste dal TM, TO, CdA alle Aziende Sanitarie).

• attività di mediazione familiare e sociale;

• interventi di sostegno alla genitorialità attraverso azioni coordinate tra consultori familiari, servizi per l’infanzia, servizi sociali territoriali;

• protezione del minore in stato di abbandono e tutela della sua crescita;

• interventi per la prevenzione, la promozione sociale e la sensibilizzazione finalizzati a contrastare il fenomeno del maltrattamento e dell’abuso e nel suo trattamento;

• interventi di valenza preventiva rivolti all’adolescenza ed alla condizione giovanile in difficoltà o in situazioni di devianza;

• inserimenti di minori in strutture comunitarie a carattere educativo e socio-sanitario.


In quest’area così importante, che vede le Aziende Sanitarie e gli Enti locali protagonisti nell’integrazione socio-sanitaria, sarà necessario definire un chiara modalità organizzativa ed operativa (come è stato fatto in occasione della redazione della Carta dei Servizi del Minore).


Conclusioni

L’interazione socio-sanitaria non è solo un lavoro di ASL e comune, ma richiede uno sguardo capace sempre di più di lavorare in un’ottica di budget di progetto, in cui le risorse vanno reperite in una gamma eterogenea di attori istituzionali e non: persona, famiglia, enti pubblici, enti privati, ETS, ecc.

Ciò è indispensabile per mettere al centro la persona con le sue risorse, per fare appropriatezza, utilizzando in maniera più funzionale le risorse di ogni singolo attore, che singolarmente prese non avrebbe la stessa efficacia sarebbe in grado di far fruttare le medesime risorse in un’ottica comune.

Lavorare nell’ottica dell’integrazione significa, oltre che lavorare con le persone titolari in primo luogo di diritti nell’ambito della loro salute, e di bisogni ad essa correlati, significa lavorare sia per rafforzarne le loro capacità di resilienza (empowerment individuale), sia per rafforzare la capacità del territorio (empowerment comunitario).


scarica il documento






Commenti


Copyright​​​

Associazioni

Perugia per la Sanità Pubblica

Umbria per la Sanità Pubblica e la Pace

Seguici

  • Facebook
Webmaster​​​

Giugno 2025

Proudly created by Stefania Fiorucci

bottom of page