CASA DELLA COMUNITÀ DI MONTELUCE: più ombre che luci sul progetto?
- PGUxSP

- 30 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
di Marco Ercolanelli e Daniela Ranocchia per l’Associazione “Perugia per la Sanità Pubblica”
È con enorme rabbia e dispiacere che vediamo concretizzarsi le più fosche previsioni sul ritardo dei lavori per la Casa di Comunità di Monteluce! Perché, dopo molteplici sollecitazioni, la USL Umbria 1 diffida ancora l’impresa appaltatrice e, se l’azienda incaricata non darà riscontro alle richieste entro fine mese, procederà per legge alla risoluzione del contratto. Questo, viste le complesse procedure previste dalle norme, potrebbe complicare ulteriormente (o forse compromettere irrimediabilmente?) le prospettive di realizzazione del progetto.
Le preoccupazioni per i ritardi si erano manifestate fra i cittadini fin dall’inizio: la DGR di riorganizzazione dei servizi territoriali era stata approvata nel dicembre 2022, ma dopo un iter molto travagliato, solo a primavera 2024 fu scelto il padiglione di Monteluce come sede della Casa della Comunità di Perugia centro. La USL Umbria 1 acquistò l’immobile nell’autunno dello stesso anno ed i lavori furono affidati all’impresa il 25 febbraio 2025, con un termine di fine lavori di 360 giorni. Ora ci dicono che i ritardi dell’avvio dei lavori sono dovuti a «motivi organizzativi dell’impresa appaltatrice» e, dato che il progetto dovrebbe essere completato a febbraio 2026 cioè fra meno di un anno, c’è il rischio concreto di veder sfumare il finanziamento di sei milioni di euro dal PNRR, se i tempi non verranno rispettati!
Questa è una prospettiva gravissima e inaccettabile, perché la Casa della Comunità di Monteluce è l’unica struttura prevista a Perugia-città ed è il luogo dove dovrebbero al più presto “ritrovare casa” anche i servizi territoriali di via XIV Settembre che da tempo sono ormai “dispersi” in varie sedi.
Siamo consapevoli che ritardi e scelte sono state ereditate dal precedente governo regionale, ciononostante l’Associazione “Perugia per la Sanità Pubblica” chiede che sia fatto tutto il possibile per realizzare il progetto, perché continua a credere fermamente che la Casa della Comunità sia “un’opportunità da non perdere”.
Per questo chiede alla Regione dell’Umbria e alla USL Umbria 1 di:
- mettere in atto tutti i provvedimenti e le azioni necessarie per il superamento di questa situazione di stallo, perché non si può avere un approccio rinunciatario e rassegnato di fronte alla prospettiva del naufragio di questo progetto in una città popolosa, articolata e complessa come Perugia
- portare a conoscenza dei cittadini, in modo il più possibile continuativo e dettagliato, le azioni che si intende intraprendere o che si sono intraprese, per renderli partecipi delle problematiche e dello stato di avanzamento dei lavori e della realizzazione della struttura
- garantire comunque, in attesa di un adeguato “contenitore”, lo sviluppo di tutti i “contenuti” utili a dare gambe alla riforma dei servizi territoriali a Perugia-città, anche avvalendosi, come già in parte avviene, delle sedi dei servizi sanitari più centrali, come i Centri di Salute e il Poliambulatorio Europa; questo è indispensabile per offrire alla città: il Punto Unico d’Accesso sanitario e sociale, l’ambulatorio vaccinale, il consultorio e il servizio giovani, i servizi infermieristici territoriali e domiciliari, la presa in carico integrata dei pazienti cronici e fragili, il coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale in progetti di medicina d’iniziativa e di prevenzione primaria e secondaria, gli ambulatori specialistici per patologie ad elevata frequenza ed i servizi diagnostici per il monitoraggio della cronicità (anche in telemedicina), oltre che progetti partecipativi con le istanze associative della città.
Perché la Casa della Comunità non è fatta solo di muri, ma anche e soprattutto di nuove pratiche ed opportunità, come ad esempio: il PUA integrato per una reale accoglienza ed ascolto, l’infermiere di comunità per una migliore presa in carico dei più fragili, i percorsi diagnostici- terapeutici e riabilitativi condivisi fra professionisti del territorio e ospedalieri, nonché il dialogo con le istanze sociali della comunità, per intercettare i bisogni e attivare le risorse/proposte delle persone nella loro vita reale.

Commenti