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IL PROGRAMMA

LA SALUTE E' UN DIRITTO 

Cosa succede alla Sanità a Perugia? Tutti i cittadini perugini hanno toccato con mano il cattivo funzionamento del sistema sanitario regionale: l’impossibilità di prenotare una visita specialistica; l’attesa interminabile al Pronto Soccorso dell’Ospedale più grande della regione; la dimissione troppo precoce da un reparto ospedaliero e l’enorme problema di trovare un infermiere, che venga a domicilio senza dove ricorrere ad una risposta privata.

Ma cosa sta succedendo a quello che fino a qualche anno fa era uno dei migliori sistemi sanitari del mondo? La riduzione del finanziamento pubblico del governo nazionale, le politiche regionali e il silenzio del nostro Sindaco hanno reso il nostro sistema sanitario paragonabile a quello dei paesi più poveri in Europa.

Tutto ciò ha conseguenze molto gravi per la salute dei cittadini, perché l’impossibilità di avere una risposta costringe chi può permetterselo a rivolgersi al privato, mentre chi non ha disponibilità economiche, più del 7% della popolazione, rinuncia a curarsi.

Questo fenomeno viene chiamato “diseguaglianza di salute”, l’esatto opposto di quanto stabilito dall’art. 32 della Costituzione: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

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NON RASSEGNARSI AL DECLINO!

Nella nostra città tutto questo è amplificato; quello che, fino al 2019 veniva individuato come servizio sanitario regionale tra i primi in Italia, oggi ci regala:

  • lunghissime liste di attesa;

  • appuntamenti a decine di chilometri di distanza;

  • strutture territoriali che spariscono (consultori, centri di salute mentale);

  • barelle nei corridoi dell’ospedale;

  • un crescente ricorso, dei cittadini umbri, alla sanità di altre regioni, con pesanti costi per il nostro servizio sanitario regionale;

  • un più frequente utilizzo delle strutture private.

RILANCIARE LA SANITA’ PUBBLICA

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Come opporsi a questo declino? C’è bisogno di ripensare completamente il nostro sistema sanitario, con i servizi e le strutture che operano in rete con al centro il paziente e che non  sia il paziente stesso a rincorrere le prestazioni.

Diventa quindi necessario progettare e costruire una “sanità circolare”, che sia capace di offrire risposte integrate, sotto il profilo sanitario e sociale, ad una popolazione sempre più anziana e che sia in grado di garantirle anche ai giovani in condizione di disagio o semplicemente di promuovere uno stile di vita sano.

VOGLIAMO UNA CITTA’ CHE

  • promuova salute ed entri nella rete delle città sane dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;

  • rafforzi i servizi territoriali, a partire dalla dotazione di un adeguato numero di Case di Comunità HUB (almeno 3, come previsto dalla legge), con servizio infermieristico aperto 12 ore al giorno, 7 giorni su 7 e con la presenza di medici H24;

  • riapra i consultori familiari (che devono diventare almeno 8), come presidi multidisciplinari a libero accesso e gratuiti, con attività di informazione, di prevenzione e di cura, dove sia possibile praticare l’interruzione di gravidanza con metodo farmacologico (RU486);

  • promuova e sostenga azioni politiche contro ogni forma di discriminazione e favorisca l’inclusione sociale delle persone con disabilità in tutti i segmenti della società, anche promuovendo percorsi per la piena attuazione delle norme che favoriscono la vita indipendente;

  • potenzi la risposta ai bisogni connessi alla salute mentale;

  • rifletta sul ruolo e le funzioni del “suo” Ospedale, a partire da un’analisi dei fabbisogni di personale, tenendo conto delle lamentele dei cittadini e del crescente disagio del personale.

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